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MILANO

«Governo ed Europa, hanno sbagliato entrambi» Il primo ha tradito il cambiamento promesso gettando via miliardi di euro; la seconda si è limitata a pretendere il rispetto dei parametri astratti

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La crescita è scomparsa dalla manovra economica del Governo M5S-Lega perché ha tagliato gli investimenti e ha aumentato le tasse per cittadini, imprese e soprattutto volontariato.

L’europarlamentare Massimiliano Salini, 45 anni, di Soresina, ex presidente della Provincia di Cremona, boccia la Legge di Bilancio ma non il partito di Matteo Salvini. Poi, annunciando la sua ricandidatura alle prossime elezioni europee, non risparmia qualche critica neppure all’Unione europea, che dovrebbe badare meno alla burocrazia e più alla politica, oltre che essere molto più attenta alla grande tradizione imprenditoriale del sud del continente con particolare riferimento all’Italia...

Si conclude l’iter della manovra di bilancio, segnato da forti tensioni con Bruxelles. La maggioranza esulta per le promesse mantenute, secondo l’opposizione si tratta invece di una resa del governo che si è fatto dettare il testo dalla Commissione Ue. Che ne pensa?

«Entrambi hanno sbagliato, governo e Unione europea. Il primo ha tradito il cambiamento promesso gettando via miliardi di euro degli italiani regalando soldi a chi non lavora e alimentando la spesa improduttiva, nella peggiore tradizione della prima Repubblica; la seconda si è limitata a pretendere il rispetto dei parametri astratti indicati nei Trattati europei, ennesima conferma del profondo cambiamento necessario anche a Bruxelles».

Cosa avrebbero dovuto fare i Commissari Ue?

«Badare meno alla burocrazia e più alla politica: non attenersi alla ragioneria, ma insistere sul grave errore di fondo della manovra che rischia di affossare l’Italia».

Quale?

«Nella manovra non c’è traccia di crescita: tagli agli investimenti, più tasse per cittadini e imprese, il pasticcio sull’Ires agevolata al volontariato, deficit inutile e dannoso, ipoteca sul futuro con clausole di salvaguardia Iva mai viste da 52 miliardi di euro. In più la colpa grave di avere mentito».

Su cosa?

«Inventandosi stime di crescita irrealistiche all’1,5%, drasticamente ridotte dopo le bacchettate dell’Ue».

Dunque è rottura con la Lega?

«No. La Lega resta nostra alleata. Governiamo da oltre 20 anni in Comuni e Regioni. E proprio in Lombardia portiamo avanti un modello virtuoso di amministrazione efficiente, attenta alla famiglia, all’alleanza virtuosa pubblico-privato, che offre i servizi migliori ai cittadini. Il problema è un altro».

Il contratto di governo?

«Certo. Gli elettori del centrodestra non ci hanno votato per metterci in scia al neo-statalismo assistenzialista dei dilettanti a Cinque Stelle ma ci hanno dato fiducia per avere uno Stato meno invasivo e più efficiente, capace di tagliare burocrazia e tasse. Invece qui la flat-tax è sparita dai radar: semplicemente dimenticata. L’attuale alleanza di governo è innaturale e non durerà».

Ha denunciato il cambiamento necessario in Ue. A cosa si riferisce?

«Come l’Italia merita molto più della pessima manovra del governo, così ha bisogno di un’Ue più attenta alla crescita e alla grande tradizione imprenditoriale del Sud Europa, di cui il nostro Paese, prima manifattura del continente per il genio, l’innovazione e la qualità eccezionale dei prodotti, è l’emblema. La nostra battaglia riparte da qui: dal talento dell’Italia che deve tornare protagonista del cambiamento nel cuore dell’Unione europea. Personalmente, come europarlamentare sono anni che lotto per questo».

In che modo?

«Anzitutto occorre esserci: meno campagna elettorale permanente, più lavoro nelle Commissioni. In secondo luogo è necessario lavorare su direttive, regolamenti e proposte: è così che si difendono i provvedimenti chiave a tutela dell’Italia, per un’Europa più giusta e vicina a famiglie ed imprese. Ed è così che abbiamo portato a casa risultati importanti».

A cosa si riferisce?

«In quanto il relatore al Parlamento di un dossier di primaria importanza come il nuovo Programma spaziale europeo, settore dove l’Italia vanta distretti eccellenti tra Lombardia e Piemonte, mi sono battuto per ottenere un aumento dei fondi proposti dalla Commissione, si parla di quasi 17 miliardi di euro, una grande opportunità per le nostre imprese. Sulle infrastrutture siamo riusciti ad ottenere l’approvazione del mio emendamento che inserisce tratte ferroviarie in provincia di Varese e tra Genova e La Spezia nelle reti strategiche finanziabili con fondi Ue. Grazie a tre miei progetti pilota, inoltre, l’Europa ha stanziato in totale 4,5 milioni di euro per le imprese che vorranno unire le forze e competere insieme sui mercati esteri, per fare partire sul corridoio Genova-Rotterdam la sperimentazione del sistema di sicurezza ferroviaria Ertms e per favorire la digitalizzazione delle Pmi grazie al supporto di “digital enablers”, esperti in grado di modernizzare i processi. Si tratta solo di alcuni esempi dei risultati portati a casa, ma elenco potrebbe continuare. Quel che conta è il metodo improntato alla serietà e alla concretezza. I risultati poi arrivano. E solo con i fatti torneremo a parlare “all’altra Italia”, ai milioni di cittadini delusi che alle ultime elezioni si sono astenuti».

Parlando di elezioni, tra pochi mesi si voterà per le europee: si ricandiderà?

«Certo. Intendo proseguire il lavoro fatto finora, per un’Italia forte in un’Europa rinnovata. Il cambiamento si ottiene solo stando in Ue e combattendo all’interno delle istituzioni di Bruxelles».

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Autore:gcf

Pubblicato il: 31 Dicembre 2018

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