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MILANO

Sanità: bilancio da 18,3 miliardi Assessore Gallera: «Siamo i migliori in Europa nella presa in carico del paziente»

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Investimenti, ricerca e dialogo tra pubblico e privato, la Lombardia rappresenta un’eccellenza a livello europeo nella presa in carico del paziente attraverso un modello che guarda alle esigenze del singolo senza dimenticare l’innovazione. Sanità vuol dire 18,3 miliardi all’anno di risorse pubbliche (oltre l’80% dell’intero bilancio regionale). Numeri importanti e l’inizio di un percorso in divenire.

Giulio Gallera, 50 anni, assessore regionale al Welfare traccia un bilancio positivo con un focus sull’edilizia delle strutture, la tecnologia e le assunzioni degli specialisti, senza tralasciare il tema delle liste d’attesa e la necessità di presidi ospedalieri territoriali.

La Conferenza Stato-Regioni ha portato a un'intesa rispetto al Fondo Sanitario Nazionale. Arriveranno 240 milioni in più rispetto all'anno scorso. Come li investirete?

«L'incremento del fondo è stato un passaggio importante e positivo che risponde a un bisogno di maggior finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, al quale il prossimo anno si aggiungeranno altri 2,5 miliardi. C'è un piccolo miglioramento in relazione alla possibilità di aumentare il Fondo delle assunzioni, quello relativo al personale. Ci sono poi bisogni nuovi, adesso è quindi previsto un incremento del 5% del fondo, con 12 milioni di euro che spenderemo al meglio solo nel personale. Li spenderemo per interventi di carattere infrastrutturale, quindi all’edilizia sanitaria e alla tecnologia, apposteremo risorse per l’ambito socio-sanitatio, per il mondo delle Rsa e per incrementare la spesa per i farmaci, soprattutto quelli innovativi».

La crisi dei camici bianchi non risparmia la Lombardia. I numeri parlano di 5 mila possibili assunzioni. Cosa può fare la Regione per generare nuovi posti di lavoro?

«Il tema del personale attraversa due elementi. Il primo è il tetto alla spesa, che riguarda medici e infermieri, si lega al tema della cronicità e affronta bisogni completamente nuovi e per cui non abbiamo personale in grado di ricoprire determinate figure. Quindi il carico assistenziale cresce, ma il numero delle risorse è sempre lo stesso. Per fare solo un esempio, fino al 1990 bulimia e anoressia non esistevano, oggi ci sono numeri davvero importanti per le patologie legate a questi disturbi. Il secondo, invece, è l'errore nella programmazione delle borse di specializzazione. Borse che sono insufficienti. Siamo al paradosso: si fanno concorsi pubblici e la gente non partecipa. Tutto ciò corrisponde a 2000 borse in meno erogate rispetto alle esigenze fotografate dalle Regioni. Questo Governo ha finalmente investito nelle borse di studio mettendone a disposizione 8 mila. Vedremo i risultati tra anni... Come Regione ne abbiamo erogate 85 al costo di 10 milioni di euro. La crisi nelle corsie degli ospedali sono date da questi fattori, ma anche dal fatto che ci siano pochi medici e tanti limiti. Noi le risorse le abbiamo, ma non possiamo destinarle al personale. In questo l'Autonomia tornerebbe utile. Altra cosa positiva è la nuova legge sugli specializzandi, che consentirà da settembre di avere 960 medici all'ultimo anno da immettere nei reparti. Questo ci aiuterà davvero molto... ».

Sul fronte dell’Autonomia... Quali sarebbero i vantaggi alla sanità?

«Molti. Il fatto di essere autonomi e più flessibili ci consentirebbe di andare incontro ai veri bisogni che sentono i concittadini. Oggi indossiamo una camicia di forza che impedisce al sistema di svilupparsi al meglio sia in tema di assunzione del personale sia di sanità privata. Quest’ultima quando accreditata è infatti un pilastro fondamentale del nostro sistema, che comprende il 32% delle attività ospedaliere e il 40% di quelle ambulatoriali. Negli ultimi sette anni le risorse si sono rivelate inadeguate rispetto alle cronicità d'oggi. Così si aumentano le liste d'attesa e il cittadino è costretto a pagare. Un altro vantaggio sarebbe quello di collegare l'ospedale al territorio, con norme che riconoscano questo processo. Un esempio sarebbe la telemedicina. In altre parole, non chiediamo più soldi, ma di essere liberi di spenderli come vogliamo».

Il tema delle liste d'attesa è oggigiorno molto attuale, così come la gestione dei pazienti cronici. Qual è il progetto di gestione?

«La strada che risulta più efficace è quella dell'accompagnamento alla cronicità unita al fatto di dover individuare un responsabile che organizzi e prenoti le visite al paziente. Senza prenotazioni doppie o triple, ma con il criterio della propriatezza, dell'organizzazione, della verifica sul percorso farmacologico. La prenotazione diretta da parte del medico è un modo per azzerare le lista d'attesa. 100 mila visite sono infatti già state prenotate sulle agende degli ospedali. E' un percorso che sta evolvendosi e valorizza il medico, clinical manager del paziente cronico. Poi stiamo lavorando per avere un'unica piattaforma di prenotazione tra pubblico e privato, che è già partita a Milano e Brescia. Abbiamo inoltre investito 15 milioni di euro in più su alcune visite: oculistica, dermatologica, elettrocardiogramma e mammografia. In cantiere c'è anche una delibera per la telemedicina affinché si possa fare nello studio del medico di base, così da decongestionare i poli ambulatori. Entro il 2021 la piattaforma sarà aperta a tutta la Lombardia».

I Presidi ospedalieri territoriali sono realtà nuove che parlano direttamente ai territori. Puntate a farle diventare un modello per tutta la Regione?

«Sì. Sono quei luoghi pensati per pazienti che, dopo pochi giorni di terapia intensiva, non hanno più bisogno di un ospedale, ma di fare riabilitazione e recuperare le forze prima di tornare al domicilio. Hub di grandissima qualità e professionisti che li sanno usare al meglio, capaci di affrontare diverse casistiche, con diagnosi performanti: questa è l'evoluzione della medicina, in cui il Pot deve rappresentare il polo più vicino a casa».

In vista dell'estate pensate a integrazioni particolari per le località turistiche?

«Abbiamo 16 mila ore in più, specie sui presidi legati al turismo. E' un sistema ormai rodato che ha sempre dato risultati importanti».

Quali sono gli obiettivi raggiunti e ancora da raggiungere nel suo assessorato?

«Abbiamo avuto il coraggio di adottare un modello innovativo per dare una risposta al futuro, quello del mantenimento del sistema sanitario universalistico. Solo se sapremo accompagnare il paziente evitando sprechi, faremo in modo di dotare ospedali di tecnologia avanzata. Noi l'abbiamo fatto per primi. Non ci sono esempi così sistemici sulla presa in carico in Europa al pari della Lombardia. Dobbiamo valorizzare i presidi territoriali per la loro vocazione e dare risposte ai temi che riguardano autismo e neuropsichiatria, su cui ho fatto investimenti importanti, quindi passare "dalla cura al prendersi cura del cittadino”. Con le risorse scarse riusciamo comunque a dare risposte di grande qualità».

Il Paese invecchia. Ci sono sempre più persone in case di riposo e assistite da badanti. Cosa fa per loro Regione?

«Abbiamo investito molto nell'assistenza domiciliare integrata, nelle cure palliative, nei centri diurni integrati e nella disabilità. Nelle Rsa investiremo più di 10 milioni di euro. E’ un tema a cui diamo molta attenzione».

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Autore:fmh

Pubblicato il: 15 Luglio 2019

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