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MILANO

Regione, ci sarà un rimpasto? Fontana irritato ha convocato Lega, Forza Italia e i gruppi minori che sostengono la Giunta

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Attilio Fontana è signore pacato, ma anche capace di durezza. E così, dopo il voto segreto che, settimana scorsa, ha mandato sotto la maggioranza su qualche emendamento della legge sulla sanità, il presidente di Regione Lombardia ha voluto convocare tutti i consiglieri regionali di Lega, Forza Italia e gruppi minori per una sonora, quanto caustica, ramanzina.

Il tutto si è svolto dopo la chiusura dei lavori di aula, in un clima teso ed elettrico, di quelli che fanno presagire qualche cambiamento. Fontana, tanto per gradire, ha messo subito sul tavolo le proprie dimissioni: «Nessuno mi obbliga a fare il governatore, ho il mio lavoro! - ha scandito con voce irritata - Se non saltano fuori i dieci franchi tiratori e mi dicono i motivi, posso solo ritenerli degli imbecilli e io con gli imbecilli non intendo andare avanti». È seguito dibattito, come si suol dire. Chi ha enfatizzato (gli azzurri Gianluca Comazzi e Giulio Gallera), chi ha sminuito (Viviana Beccalossi: «Ne abbiamo viste di ben peggiori in quest’aula»), chi ha provato ad analizzare l’accaduto (qualche sprovveduto leghista al primo giro), chi addirittura si è spinto a chiedere l’abolizione del voto segreto (subito stoppato dall’elevato rango istituzionale e giuridico dello stesso presidente: «Il problema non è il voto segreto, ma chi lo utilizza per dire qualcosa che non dice a viso aperto»).

Sta di fatto che 9 voti sono mancati, e i più attenti osservatori sono pronti a scommettere che fossero prevalentemente da ricondurre al gruppo della Lega. Non una sfiducia indirizzata all’assessore Gallera o al governatore, quanto un segnale - forte e chiaro - verso il capogruppo Roberto Anelli, pragmatico bergamasco di osservanza salviniana ma di lungo corso, e più in generale verso il partito del Carroccio.

Non è un segreto che nella Lega convivano due anime, una “secondo Matteo” che interpreta l’animo più moderno e nazionale del partito, e una maggiormente legata alle origini nordiste e autonomiste. Cosa, questa, che spinge un consigliere azzurro, vecchia volpe della precedente legislatura, a dire lontano dai microfoni: «Fontana ha fatto bene a far sentire il suo peso politico, ma nello stesso tempo ha certificato che “c’è un problema”, proprio come desideravano i dissidenti. Roberto Maroni avrebbe fatto scivolare la cosa... Del resto il morto c’è quando le campane suonano».

Sta di fatto che ora in molti scommettono che si sia messo in moto qualcosa che potrebbe modificare l’assetto della Giunta. Un meccanismo che si attiva in ogni legislatura, e che una volta in moto diventa difficile fermare. Del resto i pretesti non mancano, e i motivi neppure. Non è un mistero che lo stesso Fontana non sia entusiasta di alcuni assessori «di cui nemmeno ci si ricorda il nome» - per dirla come la sibilano i consiglieri - e anche di altri che il nome, purtroppo, lo fanno ricordare bene. Mettere mano a qualche delega e a qualche poltrona potrebbe essere un modo per spegnere sul nascere qualsiasi dissapore serpeggi tra le fila della maggioranza.

Ma anche no, se vogliamo dare ascolto alle questioni che quotidianamente i suggeritori del presidente gli evidenziano. La prima è di avere a che fare con moltissimi consiglieri neofiti e non smaliziati, politici che ancora si agitano per l’esito di una mozione in aula o per un trafiletto sul giornale, anziché essere come nel passato inesauribili costruttori e distruttori degli assetti istituzionali interni. La seconda è lo scenario politico nazionale che congela ogni possibilità di manovra a una Forza Italia ormai al lumicino e consacra una leadership leghista che fa unicamente a Matteo Salvini e che non gradisce dissensi interni. La terza è il fattore tempo: se proprio rimpasto di Giunta deve essere, che sia dopo le elezioni europee, dalle cui urne usciranno rapporti di forza a tutto vantaggio del Carroccio. Allora sì, con numeri nuovi, si potrebbero aprire le danze. E anche schiacciare qualche piede, senza che alcuno possa lamentarsi.

Ma i balli della politica, si sa, possono partire all’improvviso. E assomigliare più a una mazurca che a un valzer. Ma per capire meglio gli effetti dello strappo provocato dai 10 franchi tiratori bisognerà aspettare ancora qualche giorno...

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Autore:gcf

Pubblicato il: 26 Novembre 2018

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